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Prendersi cura di sè.

2026-01-08 08:05

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Prendersi cura di sè.

Siamo il frutto delle nostre esperienze, ancor più che dell’educazione.Può capitare però, che dopo essere stati «buoni», «obbedienti», «educati», ovve

Siamo il frutto delle nostre esperienze, ancor più che dell’educazione.

Può capitare però, che dopo essere stati «buoni», «obbedienti», «educati», ovvero come gli altri ci hanno volute, di svegliarsi un mattino con la sensazione di non essere più protagonisti della nostra vita.

 

La consapevolezza può arrivare in diversi modi:

 

  1. dopo una vita trascorsa al servizio degli altri, ci si accorge che gli altri non hanno alcuna intenzione di fare lo stesso per noi
  2. dopo aver fatto tutto quello che «dovevamo fare»: cresciuto i figli, sostenuto il marito, accudito i vecchi genitori, ascoltato infinite volto l’amica in momenti difficili per lei, ci siamo occupati dei nipoti e ora, che nessuno sembra aver bisogno di noi, per quel «nessuno» siamo diventati trasparenti
  3. dopo esserci guardat* allo specchio e non riconosciamo quel volto invecchiato soddisfacendo gli altri e mai o poco, noi stessi

 

Le alternative allora saranno continuare a perdersi nell’essere ciò che gli altri si aspettano che siamo, oppure decidere di intraprende un percorso per ritrovarsi e capire:

  1. le origini di quell’annullamento, che ci ha spinti per anni a dire sempre sì anche quando ogni parte di noi avrebbe voluto dire altro; 
  2. del perché ci siamo lasciati guidare dai giudizi e dal bisogno di compiacere, convinti che da soli, non avremmo saputo raggiungere i nostri obiettivi o, peggio, che quegli obiettivi non fossero meritevoli per noi.

 

E sarà da questo lento, creativo, importante percorso che, poco alla volta, dovremo far emergere quelle parti che abbiamo tenuto nascoste, sopite, bloccate, come fossimo i geni di una lampada che qualcuno, in questo caso la decisione di prendersi cura di noi, ha liberato per darci la possibilità di soddisfare, finalmente, i nostri desideri.

 

Riconoscendoli, quei desideri, avranno la possibilità di esprimersi e di essere appagati, incominciando da cose semplici:

 

  1. decidere cosa sia giusto fare o non fare e dirlo senza cercare giustificazioni razionali o convincenti
  2. usare l’assertività per dire quello che va detto, nel rispetto di chi abbiamo davanti, ma soprattutto nel rispetto di noi
  3. amarsi. Guardarsi allo specchio senza emettere giudizi negativi
  4. non pensare di poter aver il controllo di tutto. Illudersi di poterlo fare è il modo migliore per non controllare nulla. I figli prenderanno le loro decisioni e faranno le loro scelte. Partner, compagni e amici, potrebbero allontanarsi per ragioni che non potremmo mai capire e condividere. E noi restare, soli, anche se in realtà non abbiamo mai veramente capito chi siamo, cosa vogliamo, cosa possiamo costruire per noi e per prendersi cura di noi. 

 

Se siamo i primi a non volerci bene e ad accettarci per quello che siamo, gli altri non lo faranno. Siamo abilissimi nel ricordare i fallimenti, nel dirci che avremmo potuto fare diversamente e di meglio e poco inclini a premiarci davanti ai successi, probabilmente perché siamo stati educati a non «lodarsi». Riconoscere i propri valori, le abilità, le competenze, non significa vantarsi inutilmente, significa creare una immagine di noi, più equilibrata e precisa

 

«Dobbiamo enunciare con voce chiara la nostra verità ed essere capaci di fare quanto è necessario nei confronti di ciò che vediamo [… ] Quando la vita dell’anima è minacciata non soltanto è accettabile tirare una riga, è indispensabile.» Clarissa Pinkola Estés

 


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